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Plasma Power

Applicazioni

Impianto di gassificazione al plasma a microonde per rifiuti petrolchimici e produzioni pericolose dell’industria oil & gas: benzina, gasolio, oli pesanti, catrami, coke.

Impianto di gassificazione al plasma a microonde per rifiuti petrolchimici e per l’industria oil & gas: benzina, gasolio, oli pesanti, catrami, coke.

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Nel trattamento e nello smaltimento dei fanghi petroliferi si impiegano metodi diversi – incenerimento, stabilizzazione/solidificazione, ossidazione e biodegradazione – oltre ad altre tecniche di recupero dell’olio dai fanghi petroliferi quali l’estrazione con solvente, la centrifugazione, il recupero assistito con tensioattivi (surfactant EOR), i cicli di congelamento/scongelamento, la pirolisi, l’irraggiamento a microonde, il metodo elettrocinetico, l’irraggiamento a ultrasuoni e la flottazione a schiuma. Il nostro impianto ibrido basato sulla gassificazione al plasma a microonde è destinato al frazionamento di benzina, gasolio e residui pesanti – quali oli pesanti, catrami e coke – con successivo trattamento del residuo pesante nell’unità di cracking al plasma e lavorazione dell’olio sintetico liquido e dell’olio naturale.

In Plasma Power studiamo, progettiamo, sviluppiamo e costruiamo impianti in modo da soddisfare gli standard e le normative locali, come l’EEA in Europa e l’EPA negli Stati Uniti d’America, partendo dai materiali e dalla combinazione di tecnologie con processi al plasma, per garantire al tempo stesso un’elevata efficienza e la tutela della salute e dell’ambiente.

La nostra tecnologia esclusiva di gassificazione ibrida al plasma dei rifiuti petrolchimici e dei fanghi petroliferi può essere impiegata con elevata efficienza su:

  • 01Fanghi a terra (derivanti da guasti imprevedibili delle apparecchiature o da situazioni di emergenza),
  • 02Fanghi di fondo (derivanti dalla sedimentazione degli sversamenti di olio sul fondo di serbatoi contenenti grandi quantità di acqua),
  • 03Fanghi di serbatoio (formatisi durante la permanenza in strutture diverse nelle fasi di trasporto e stoccaggio),
  • 04Fanghi petroliferi formatisi direttamente durante l’estrazione del petrolio,
  • 05Rifiuti di raffineria, compresi i fanghi acidi,
  • 06Lubrificanti esausti,
  • 07Residui di distillazione,
  • 08Sabbie bituminose,
  • 09Asfalto rimosso,
  • 10Rifiuti di membrane bituminose e catramate per coperture.

Nell’industria petrolifera la produzione di fanghi oleosi non può essere evitata e il loro trattamento e la loro gestione rappresentano una sfida globale, a causa della loro natura pericolosa. Sono stati messi a punto diversi approcci per gestire efficacemente i fanghi petroliferi, quali la pirolisi, il landfarming, il trattamento a ultrasuoni, l’incenerimento, l’estrazione con solvente, la fotocatalisi, il trattamento chimico e la biodegradazione. Per ridurre a livelli accettabili la contaminazione ambientale da idrocarburi petroliferi è possibile ricorrere a processi biologici, fisici e chimici.

La scelta del metodo di trattamento dipende dalle caratteristiche fisiche e chimiche del rifiuto, oltre che dalla disponibilità di impianti in grado di trattarlo. Scegliendo la tecnologia esclusiva degli impianti di gassificazione Plasma Power per il riciclo o la disattivazione, si assicura il massimo livello possibile di sicurezza sul lavoro, l’assenza di qualsiasi possibilità di dispersione di componenti nocivi negli ambienti naturali e il massimo rispetto dell’ambiente nel processo di riciclo. Il sottoprodotto plasmotermico nel reattore dell’impianto di gassificazione al plasma è costituito dal gas di sintesi e dal residuo minerale sotto forma di scoria. La scoria può essere impiegata come materiale da costruzione, mentre il gas di sintesi può essere valorizzato commercialmente nella produzione di energia elettrica e termica o nella produzione di carburanti sintetici per autotrazione.

La gestione della tecnologia da applicare al trattamento dei rifiuti oleosi è essenziale per promuovere una corretta gestione ambientale e per offrire metodi alternativi di riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti. La nostra tecnologia di impianto ibrido al plasma è applicabile allo smaltimento e al riciclo dei fanghi secondari e dei sedimenti di fondo. Realizzare lo stesso processo con altre tecnologie è di fatto impossibile o molto costoso e nessun’altra tecnologia consente di completare il ciclo di bonifica dei bacini di raccolta dei rifiuti. Ci impegniamo a garantire il rispetto di normative quali:

  1. 01L’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) sta ultimando le revisioni del programma normativo sui produttori di rifiuti pericolosi previsto dal Resource Conservation and Recovery Act (RCRA), proposte il 25 settembre 2015. Queste revisioni perseguono diversi obiettivi. Fra questi: riorganizzare le norme sui produttori di rifiuti pericolosi per renderle più fruibili e migliorarne così l’applicabilità da parte dei soggetti regolati; favorire una migliore comprensione del funzionamento del programma normativo RCRA sui produttori di rifiuti pericolosi; colmare le lacune della disciplina vigente per rafforzare la tutela dell’ambiente; offrire ai produttori di rifiuti pericolosi maggiore flessibilità nella gestione dei propri rifiuti, in modo efficiente sul piano dei costi e protettivo; apportare correzioni tecniche e modifiche di coordinamento per sanare errori involontari ed eliminare i riferimenti obsoleti a programmi non più esistenti. Questa norma definitiva risponde alle osservazioni dei portatori di interesse dell’EPA, tenendo conto della missione dell’EPA e delle finalità del RCRA.
  2. 02L’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) conduce il riesame dei programmi nazionali di prevenzione dei rifiuti in Europa: il riesame riguarda i programmi dei 28 Stati membri dell’Unione europea (UE) e di tre Stati membri dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA) – Islanda, Liechtenstein e Norvegia – e si concentra sulla prevenzione dei rifiuti pericolosi. Anche le politiche dell’UE, come la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (CE, 2011) e il 7° Programma di azione per l’ambiente dell’UE (UE, 2013), hanno riconosciuto la necessità di prevenire i rifiuti, di ridurne la produzione entro il 2020 e di operare per eliminare le spedizioni illegali, in particolare di rifiuti pericolosi.

Un rifiuto chimico deve essere classificato e gestito come rifiuto pericoloso se presenta una qualsiasi delle quattro caratteristiche descritte di seguito o se è espressamente elencato nella normativa locale.

Caratteristica di infiammabilità

Un rifiuto chimico è un rifiuto pericoloso per infiammabilità se:

  • 01Sostanze chimiche liquide: il punto di infiammabilità del liquido è inferiore o uguale a 140 gradi Fahrenheit. L’equivalente è 60 gradi Celsius. La determinazione del punto di infiammabilità avviene con il metodo Pensky-Martens a vaso chiuso. Esempi comuni: alcoli (nota: per l’etanolo sono rifiuti pericolosi le miscele con concentrazione superiore o uguale al 20%; per gli altri alcoli la soglia è il 10%); solventi organici e miscele contenenti solventi organici quali xileni, esano, toluene, acetone ecc.; impregnanti e miscele contenenti impregnanti (perché a base di solvente); pitture e rivestimenti a base di olio
  • 02Sostanze chimiche solide: la sostanza è in grado, a temperatura e pressione standard, di provocare un incendio per attrito, assorbimento di umidità o trasformazioni chimiche spontanee e brucia vigorosamente una volta innescata; esempi comuni: paraformaldeide, paraffina con xilene, stracci imbevuti di un liquido infiammabile
  • 03Gas compressi: anche i gas compressi infiammabili devono essere gestiti come rifiuti pericolosi. In genere si tratta di bombole parzialmente piene o residue; esempi comuni: idrogeno, acetilene, propano, butano
  • 04Ossidanti: la sostanza è in grado di favorire la combustione di altri materiali, generalmente cedendo ossigeno. Esempi comuni: clorati, cloriti, nitrati, perclorati, percloriti, permanganati, perossidi

Se un rifiuto chimico presenta una qualsiasi delle caratteristiche di infiammabilità sopra indicate, deve essere gestito come rifiuto pericoloso infiammabile.

Caratteristica di corrosività

Un rifiuto chimico è un rifiuto pericoloso per corrosività se:

  • 01È acquoso e ha un pH inferiore o uguale a 2 oppure superiore o uguale a 12,5, oppure
  • 02È liquido e corrode l’acciaio (tipo SAE 1020) a una velocità superiore a 6,35 mm (circa 0,250 pollici) all’anno.
  • 03Esempi comuni: acido cloridrico, acido solforico, acido nitrico, idrossido di sodio

Caratteristica di reattività

Un rifiuto pericoloso reattivo è definito come un materiale che:

  • 01In condizioni normali è instabile e può subire trasformazioni violente senza detonare
  • 02Reagisce violentemente con l’acqua; esempi comuni: sodio metallico, anidridi, boroidruro di sodio
  • 03Reagisce violentemente con l’aria; esempi comuni: terz-butillitio,
  • 04È in grado di detonare o di esplodere violentemente; esempi comuni: acido picrico secco, composti azidici, perossidi organici, etere o tetraidrofurano invecchiati con formazione di perossidi
  • 05È un cianuro o un solfuro che, se esposto a un pH compreso fra 2 e 12,5, genera gas, vapori o fumi tossici; esempi comuni: cianuro di sodio, cianuro di potassio, solfuro di sodio, disolfuro di carbonio

Tossicità

La “caratteristica” di tossicità è il punto in cui la normativa comincia a elencare sostanze chimiche specifiche. Per stabilire se un rifiuto chimico presenta la caratteristica di tossicità è necessario consultare gli elenchi federali e governativi delle sostanze tossiche. Come regola generale, un rifiuto che contenga una qualsiasi sostanza inclusa in tali elenchi dovrebbe essere raccolto per lo smaltimento indipendentemente dalla concentrazione: anche se non è tecnicamente disciplinato come rifiuto pericoloso, non deve comunque finire nell’ambiente.

Ciclo combinato integrato di gassificazione al plasma

Unità di cracking al plasma per petrolio greggio e residui di oli pesanti (olio combustibile, fanghi, bitume e oli motore esausti)

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